mercoledì 20 maggio 2009

A proposito dei” Promessi sposi”

A proposito dei” Promessi sposi”
Ho sempre pensato che i “Promessi sposi” siano un grande romanzo popolare, meglio un grande romanzo d'appendice: vi si narrano cose turche, rapimenti di illibate fanciulle, scellerataggini di stampo gotico nel buio di conventi, e poi scene madri quali l'incontro tra Don Abbondio e i bravi e l'incontro tra il Cardinale Federigo e l'Innominato. Per alleggerire l'atmosfera arriva poi, come il cacio sui maccheroni, la peggiore epidemia di quei secoli. Mi ha quindi fatto piacere apprendere di recente che lo stesso Manzoni, dopo la prima edizione, curò la pubblicazione del romanzo a puntate su un periodico del tempo.
Mi domando ora se i “Promessi sposi” non siano anche un western ante litteram un (risotto-western?): nell'opera per trarre d'impaccio da situazioni disperate giunge, in luogo del 7° Cavalleggeri, la Provvidenza.
Letterati di più grande sapienza, di più penetrate spirito critico diranno se vi sia parallelismo, analogia di posizione fra il Cardinale Federico e il Generale Custer.

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